“chi coltiva la terra oggi ha una responsabilità più forte rispetto a quella che si poteva percepire trenta anni fa. è una responsabilità legata alle nuove generazioni, a chi verrà, ma anche alla tutela del paesaggio. non avrei mai potuto intraprendere un progetto come il mio senza pensare a questo. i mandorli è un’azienda giovane: mio papà acquistò i terreni nel 2002, in località belvedere a suvereto. il posto si chiama così perché sta in alto e da un lato vedi il mare, la costa degli etruschi, dall’altro le colline metallifere. è un terreno sassoso, difficile da lavorare, direi persino ostile. nel 2004 cominciammo a piantare le prime vigne, quasi a sfidarlo. di sangiovese, naturalmente. il sangiovese è scontroso. è come i toscani, ma quando hai superato la facciata è un vino che può darti tanto.

oggi fare vino naturale, biologico, biodinamico è una moda, può esserlo. chi invece lo fa con consapevolezza e intenzione, prima che per un intento commerciale, sta un passo avanti. siamo biodinamici però senza certificazioni. diffido delle certificazioni. se sono sempre stata naturale perché devo pagare qualcuno che attesti che lo sono? farei la stessa cosa di chi è sempre stato convenzionale e vuole passare al biologico, con la differenza che chi era convenzionale con la certificazione si pulisce, per così dire. dichiara di essere biologico, senza raccontare tutto quello che ha fatto, anche e sopratutto alla terra, fino a ieri. e allora non c’è differenza.

l’atto agricolo è un atto di forza sulla natura. è un atto violento. non c’è vigna senza intervento agricolo. la terra mi dà e io sento di dover dare qualcosa alla terra. per farlo uso il preparato 500, ovvero il cornoletame. potrei usare qualcosa di diverso, di non biodinamico, per rafforzare la carica batterica del terreno, per aiutarlo a ritrovare l’equilibrio che ho inevitabilmente spezzato coltivandolo? certo. tuttavia io credo che siamo tutti parte di uno stesso universo e credo nell’antroposofia. il mio è perciò anche un atto simbolico, quasi religioso se si vuole. la biodinamica la fai perché ci credi, non per motivi economici. all’atto agricolo aggiungo un atto simbolico. per qualcuno è solo un credo, però funziona.

suvereto sta tra livorno e grosseto. qualcuno qui aveva cominciato a coltivare in biologico già negli anni ’90. siamo ancora pochi eppure qualcosa è cambiato e sta cambiando, grazie sopratutto ai giovani. negli stili produttivi a suvereto forse scontiamo ancora l’esempio di bolgheri e la critica americana modello parker. da noi si fanno vini spesso ampi, concentrati, orizzontali. io invece cerco la verticalità, sotto tutti i punti di vista, a partire dalle vigne, che stanno più in alto rispetto a quelle delle altre aziende.
la verticalità è anche la capacità delle radici di andare in profondità, quella dei lombrichi di scavare cunicoli dal basso e consentire all’acqua di salire o di scendere. con la biodinamica riesco a perseguire questo obiettivo.
è la verticalità che ritrovi nel vino, in bocca.
ed è come la terra.

sì, faccio anche qualche bottiglia di vermentino. un clone particolare, il vermentino corso.
ma è finito: lo ha bevuto tutto arturi”.

torino, 15 gennaio 2019, molo di lilith
maddalena pasquetti

I Mandorli
Piazza San Tommaso, 14
Località Belvedere
Suvereto (LI)

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