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cose che si possono imparare in una serata con francesca e marino:
– che tra fare un vino ed ottenerlo c’è differenza, ma giudicare chi non la pensa come noi non è mai giusto;
– che l’eterogenesi è una buona filosofia di vita;
– che è pericoloso andare a montalcino passando da torrenieri o da buonconvento, ché rischi di innamorarti di quel paese che ti appare all’improvviso, da lontano. se ne sta lassù in cima, lo vedi e ti sta aspettando. non incombe, non ti mette fretta;
– che il brunello è unico, ma il terreno di montalcino è estremamente vario. che il genio a montalcino è il territorio e i viticoltori devono farsene interpreti;
– che montalcino se ne sta immersa in una macchia mediterranea piena zeppa di lecci, da cui il nome: monte dei lecci;
– che nessuno può ergersi su un pulpito per dire cosa è e cosa non è brunello, che a montalcino c’è tanto da assaggiare e che ognuno si faccia la sua idea, liberamente;
– che i motivi per non lavorare né potare otto viti, legando ognuna a un palo e lasciando che cresca in verticale, sono due: il primo è che sopra il metro e quaranta i caprioli non arrivano a mangiare i grappoli, il secondo è che così facendo si può impiegare il tempo in qualcosa di diverso dal lavorare;
– che tutto finisce. anche la cultura del brunello può finire. tutto tranne il paesaggio. il paesaggio non finisce e montalcino è un paesaggio;
– che nella vita la fortuna, anche quella di trovarsi a chiamare casa un luogo dove non si è nati, la fortuna, dicevo, esiste.

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[molo di lilith, torino, 19 dicembre 2017. francesca padovani di fonterenza, marino colleoni di podere santa maria: montalcinesi].

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e buon natale a tutti.
[laico, di corsa].