la prima cosa che noto è che i vini sono posti in offerta tutti al medesimo prezzo. quello minimo. il che nelle degustazioni per operatori conta poco, ma qui, pagando, poteva accedere chiunque. un bel segnale, anche di comprensione di come funzionano certi meccanismi di marketing.
il catalogo di velier è ampio e notevole, cosa che mi era apparsa già molto probabile assaggiando i distillati venerdì scorso. qui c’erano 140 vini, non tutti stratosferici/di mio gusto, ma di gusti [appunto] ce n’è per tutti. e per tutte le tasche. avendo un’ora e mezza di tempo ne ho assaggiati solo trentatre, se ho segnato bene. per fortuna sono riuscito a piazzarmi in un posto [quasi] all’ombra.
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particolare apprezzamento mio per il brunello di montalcino di paradiso di manfredi (2009. ma già conoscevo), il riesling della mosella enkircher di batterieberg (2013), gli chateau musar bianco e rosso (conoscevo pure questi, che erano rispettivamente 2005 e 2004. quest’ultimo è un grande bordeaux. ah, no, scusate, non è un bordeaux. eppure. ma no, cosa vado a dire), lo chateneuf-du-pape vieilles vignes 2012 di domaine de villeneuve (un bambino bravissimo e molto, ma molto vivace). rimembrando qua e là non posso dire che molto bene del morgon 2015 di lapierre (in verità di questo ero al secondo assaggio in quattro giorni), del pulitissimo vouvray clos du bourg demi-sec del domaine huet (2014) e del bourgogne pinot noir 2014 di pierre morey, che è semplice, classico e preciso.
nota di demerito per me, che ho dimenticato di richiedere di assaggiare il taurasi poliphemo di luigi tecce 2009 [un paio di bute stanno comunque in cantina, a casa, a riposare in attesa di].
e nota di demerito per la toscanissima sommelier ais alla quale la sorte mi ha messo vicino. la quale ci ha tenuto a ribattere al sommelier fisar che ci serviva e che le aveva dichiarato, con una affabilità figlia della piacevole circostanza, una condivisione di zie (“ah, siamo cugini”), che lei non solo è cugina solo dei sommelier ais, ma che è pure relatrice. [e ‘sti enormi cazzi non lo vogliamo aggiungere?].
non mi sono potuto esimere dal dare la mano al fisarista che ci serviva entrambi, chiamandolo caro cugino.
terminata l’opera e salutati gli astanti, con inopitata drittezza di passo mi sono diretto a grassi saturi inglobare. obiettivo il banco del panino al lampredotto, nella piazzetta reale [ho distintamente sentito il fantasma di vittorio emanuele, non saprei dire quale, che esultava]. pane mah, ma panino comunque buono, saporito, piccante il giusto e con quel retrogusto finale, una volta ingollato l’ultimo boccone e ripresa la deambulatio, che sa tanto di letame appena sfornato. una soddisfazione che ‘ntender no la può chi no la prova.
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penultima sosta da feltrinelli dove, ho le prove, l’agognato libro è disponibile. [con buona pace di jeff bezos]. finisco la cagata mondiale che sto leggendo [il potere del cane] e lo attacco.
subito dopo o subito prima di una serie indefinita di libri che se ne stanno in attesa.
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alla cassa mi sono chiesto se alla sorridente cassiera io sembrassi sufficientemente lucido. la concomitante mia sottoscrizione di una tessera fedeltà che mai userò farebbe propendere per il contrario.
infine, prima del rientro in ufficio, una rapida sosta caffè da ORSO – Laboratorio Caffè. nella tazzina ho trovato il famoso numero chetelodicoaffare, cui corrispondeva questa impegnativa massima:
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lo farò domani.
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