alla mia età due giorni di degustazioni serrate cominciano a pesare. specialmente se vengono inaugurati con una cena [eccezionale. apro una parentesi per dire che il mio dolce dell’anno è fatto con crema di piselli, neve di mozzarella, gelato alla mandorla, spaghetti di riso e crumble di basilico. se non avessi assaggiato non ci crederei] al ristorante il giardino delle esperidi di bardolino, in cui si è bevuto qualcosa.

P_20160409_221311[tipo questi tre].

e specialmente se i due giorni vengono inframmezzati da un’altra cena al ristorante la coà, dove ho mangiato una zuppa di cipolle commovente e dove si è bevuto, tra le altre cose, questo

P_20160410_210230
[lo chenin è proprio un quaccheccousa].

e anche questo

P_20160410_220836
[podversic, rosso prelit 2006].

in quest’ultimo locale per una fortuita combinazione cenavano anche i fratelli castellani di ca’ la bionda, dei quali dico dopo. e c’era, a un altro tavolo, il più grande difensore italiano di quello sport minore che si gioca con i piedi, tale barzagli andrea. lui, quello che nei giorni scorsi ha appena stravinto l’ennesimo scudetto, stracciando tutti gli avversari. solo la mia naturale riservatezza mi ha frenato dall’andare a chiedere un autografo.
alla moglie.

lunedì mattina.
è arrivato anche michele. così giriamo, un po’ insieme e un po’ ognuno per i fatti suoi.

TENUTE SAN LEONARDO
passiamo davanti allo stand per caso. ci fermiamo? ci fermiamo.
tre vini in degustazione. per il quarto stravedo: il carmenére 2010, che è tutto venduto, che non è in degustazione.
[sono curioso del carmenére sin da quando lessi un vecchio articolo e poi scoprii la bottiglia del carmenero di ca’ del bosco, con l’indimenticabile etichetta in cui il lupo si copre con il vello di pecora: il carmenére che si finge franc. mi urge, a questo punto, lanciare un pensiero affettuoso al signor pogliani, l’inossidabile mr. D., ogni tanto le maiuscole ci vogliono, che non vedo da troppi anni, mea maxima culpa].
si parla del vitigno e di chi lo vinifica. e loro, allo stand, sono così gentili che stappano una bottiglia. e io slurp e anche slap, dentro e fuori. una goduria.

IMG_1550

CA’ LA BIONDA
in memoria conservo la loro corvina in purezza e un amarone vigneti di ravazzol 2004.
i fratelli castellani sono ormai certificati biologici, ma i loro vini sono buoni. cioè, volevo dire. insomma. ecco, vabbeh, ricomincio.
i fratelli castellani operano in regime biologico ed interpretano la tradizione con equilibrio. estrazioni non eccessive, appassimenti coerenti, bevibilità che si coniuga alla finezza.
il valpolicella classico superiore casal vegri 2014, da uve fresche di unico vigneto, è decisamente cosa buona e giusta.
buono anche il ripasso 2013, chiamato malavoglia perché fatto su insistente richiesta dell’ineffabile mercato. la tradizione, in questo caso, nasce da vini debolucci rinforzati grazie ad un passaggio sulle vinacce usate per l’amarone. il ripasso di ca’ la bionda, fatto come si deve, sosta solo 48 ore sulle bucce, onde scongiurare rifermentazioni olfattivamente sgradevoli. il risultato è notevole, anche se continuo a preferire il valpolicella di cui sopra.
gli amarone sono di livello molto alto, sia il il classico 2011 che il classico ravazzol, della stessa annata. hanno corpo e freschezza, profumi e lunghezza di gusto, con un alcol che non è mai fastidioso o invadente.
cito anche il recioto le tordare 2012, esempio di come si possa bere un passito rosso senza avere la bocca asciugata dai tannini.

IMG_1565

girulando, faccio qualche toccata e fuga, quasi per caso. come da BIBI GRAETZ (testamatta 2012) o come la puntata nella zona del verdicchio, dove posso assaggiare quello che voglio senza parlare con nessuno. al primo piano dello stand delle marche, infatti, le bottiglia sono messe a disposizione in appositi secchielli, con annessi cartoncini informativi. sempre buono il cambrugiano 2012, verdicchio di matelica riserva [BELISARIO], e in generale vini cattivi non ne trovo. forse in qualcuno si sente troppo il  legno, qualcun altro è un poco seduto, ma alla fine è anche questione di gusti.
quindi vado in zona VIVIT.

VIGNAI DA DULINE
lorenzo e federica riescono a trasferire la gentilezza dei loro modi nei vini. che sono per me tutti [ne ho assaggiati dieci] fonte di grande emozione. come quando fai una curva e di fronte ti ritrovi una piana fiorita illuminata dal sole.
viti molto vecchie e molto sagge, giustamente produttive. lorenzo, che ha preferito diventare vignaiolo consapevole piuttosto che medico, dice che la scelta di fare svolgere la malolattica a tutti i bianchi presenta molti vantaggi: maggiore durata del vino, maggiore stabilità, maggiore digeribilità. il suo sguardo è diretto, pulito e sereno anche oltre i suoi occhi azzurri. lo ritrovo riflesso nel sorriso ampio di federica. lavorano in biologico: “gli effetti del biologico si vedono dopo venti o trent’anni”. mi danno dei fogli, fotocopie di un articolo scritto da lorenzo per una rivista, in cui racconta la loro filosofia, il lavoro, l’attenzione alla salute del terreno e delle viti. mi interessa, in particolare, dove si dice dell’erba medica e dei suoi benefici nella fertilizzazione del vigneto. chissà se quest’articolo si trova anche in rete.
non sottovaluto l’aspetto estetico. a partire dalla conformazione dei vigneti [che, però, posso solo apprezzare dalle foto], fino alle etichette, con quella pianta di gelso che è il loro marchio e che è la tradizione friulana degli alberi sulle colline, spesso maritati alle viti. da quanto ascolto, la vigna ronco pitotti è il luogo dove tutto il bello può nascere. “abbiamo imparato così tanto da quella vigna che siamo noi in debito con lei” dice federica.
a questo punto dovrei dire qualcosa dei vini, credo.
somigliano all’idea che mi sono fatto di questi due ragazzi. straordinario lo chardonnay 2006 ronco pitotti e straordinario il morus alba [il nome latino del gelso bianco] 2013, 65% di malvasia istriana di duline e 35% di sauvignon blanc da ronco pitotti. mi piace molto il giovanissimo pinot grigio 2015 [ancora da ronco pitotti, vigneto piantato nel 1958] e mi piace molto il giovanissimo chioma integrale 2015, malvasia istriana con un’etichetta  diversa dalle altre, bianca e verde. sopra c’è la faccia di lorenzo con i lunghi capelli e dentro c’è anche l’idea che le cimature precoci possano compromettere il sano sviluppo della vite.
infine, un merlot. in friuli sopravvive un clone di merlot dal grappolo particolarmente spargolo, poco produttivo e tuttavia resistente alla botrite, perciò adatto a zone piovose. bevo il merlot 2013 da magnum e capisco due cose: la prima è che alla magnum piace il merlot [o viceversa]; la seconda è che oggi il merlot mi piace più di ieri.

IMG_1614

MORELLA
da gaetano morella mi porta michele, che l’anno scorso gli aveva fatto una bella intervista. la si può leggere qui.
gaetano è sorridente e simpatico, gran chiacchierone. il figlio, che chissà quanto si diverte a stare in una fiera di adulti, disegna scene di fondali marini, pesci e polpi, che vende a ben dieci centesimi l’una. senza fattura.

IMG_1638

gaetano è appassionato di primitivo, ma produce anche altro. ad esempio il mezzogiorno (2015 e 2010), un fiano di mare, salato e lievemente affumicato come il vitigno chiede. per me il migliore esempio di fiano coltivato in puglia in cui mi sia finora imbattuto.
quindi assaggio i primitivo, da piante anche in questo caso tutt’altro che giovani.
la signora, di cui ci sono tre annate (2013, 2011 e 2005), primitivo di grande beva, sorprendentemente verticale, con una vibrazione centrata su lingua e palato. come da nome, un vino complesso che si concede poco alla volta.
l’old vines 2013, dalla bella speziatura, è decisamente più rotondo e strutturato. ampio al gusto, invade la bocca restndo sempre molto bevibile.

INTRAVINO
questi non producono liquidi. è gente che scrive. tutti gli anni al vinitaly organizzano un ritrovo al quale non ero mai andato prima. perché? boh.
quest’anno riesco a passare ed è nello stand della calabria. ritrovo pietro stara, che non vedevo da trentanni e, insomma, mi ha fatto effetto, forse perché invecchio persulserio. lui è rimasto uguale [pizzetto a parte]. poi conosco finalmente de visu gae saccoccio e armando garofano, che leggo sempre su fb, mi viene presentato thomas pennazzi, del quale avevo letto alcuni competenti articoli sui distillati. e vedo il buon morichetti, che ha scelto di andare a verona con un paio di occhiali da pornostar dei primi anni ’80. però è dimagrito. scatto anche un paio di foto a mauro fermariello, nume fotografico del mondo vinicolo. [come è ovvio, scattare una foto a un fotografo non può dare buoni risultati mai]. poi fiorenzo sartore, giovanni corazzol e tanti altri che conosco per averli visti in foto. altri ancora, chissà quanti, non riconosco. insomma, come al festival di cannes senza il cinema e con la salsiccia calabra.

MACCARIO
la mia sorpresa è l’amiral 2015, di cui avevo letto qualcosa. un bianco macerato, molto sapido, composto per il 60% di uve rossese a bacca bianca e 40% massarda, vitigni autoctoni liguri poco noti [almeno per me].
non me ne vorranno gli altri produttori di rossese di dolceacqua, per un paio di loro ho un vero debole. ma i vini di giovanna maccario vanno oltre il dato regionalistico e territoriale. prendono il rossese e lo portano fuori dai confini della liguria.
ho una vecchia passione per il posaù (confermata con il 2015), dal vigneto omonimo. qui assaggio per la prima volta anche il biamonti (2014), dallo stesso vigneto del precedente, e il curli 2014, che nella mia scala mentale metto un gradino sopra tutti gli altri.

IMG_1732

SAN GIUSTO A RENTENNANO
visita di pellegrinaggio annuale allo stand della fattoria. è tradizione del lunedì.
assaggio tutto, dal chianti classico 2014 al vin san giusto 2008. beh, quasi tutto, non ce l’ho fatta con il nuovo rosato.
percarlo 2012 molto buono [chevvelodicoaffare. il percarlo è sempre come minimo molto buono], ma quello che mi fa cappottare è il chianti classico riserva, le baroncole 2013.

IMG_1742

BARBERA
andando al vivit passo davanti agli stand della fivi e inquadro marilena. di lei mi piacciono i modi. con quel sorriso aperto e ospitale che non ti fa mai sentire fuori posto o molesto [anche quando lo sono]. avevo già assaggiato i suoi vini a piacenza, ne avevo scritto. qui bevo, troppo velocemente, solo l’inzolia dietro le case 2015, che a piacenza non aveva portato. bevibilità assassina e tre aggettivi in serie: fresco, fremente, fluente.

IMG_1755
[ovviamente ho fotografato tutt’altro].

LA DISTESA
su corrado dottori voglio dire una cosa. è la prima volta che mi capita, parlando con un vignaiolo di un suo vino, fatto anni fa e che mi aveva lasciato perplesso [tutti mi dicevano: non lo hai capito. ecco. quando mi dicono che non ho capito un vino io, davvero, non capisco], di ottenere uan risposta tanto sincera.
passando alla produzione nuova, il terre silvate, di verdicchio e trebbiano, è un bellissimo 2015, mentre gli eremi 2014 si presenta molto diverso dalla eccezionale annata 2013. beninteso, è un vino comunque molto buono, un verdicchio davvero ottimo. però il confronto è inevitabile e quello lì era proprio un mostro.
sul fronte dei rossi, mi ha incuriosito il nuovo le derive (2013), da uve montepulciano, sangiovese e vermentino nero (rispettivamente 50, 35 e 15%). mi è piaciuto, sì. però vorrei riassaggiarlo con calma. in piedi, nella calca, non era cosa.
molto divertente la vicinanza con il banco di stefano amerighi. i due sono amici e qualche sfottò trasversale marchigiano/toscano mi ha fatto ridere assai.

IMG_1768

AMERIGHI
stefano amerighi fa il syrah più buono d’italia. frase che si può leggere anche in forma interrogativa. a me ne vengono in mente due, di questo livello. l’altro è sempre toscano eppure diverso. non è il caso di citarlo qui.
su un banchetto pieno di macchie di vino, stefano versa il suo 2013 e poi l’apice 2011 e infine il 2010.
ma prima.
tre anni fa circa lessi su fb un post del buon morichetti, nel quale si diceva di un nuovo esperimento di amerighi. un vino della madonna, un lavoro da muli, una piccola vigna di pecorino. la curiosità funziona in maniera non razionale. per motivi che non saprei spiegare, ad un altro post morichettiano pre-vinitaly, nel quale si parlava del nuovo nato di casa amerighi, mi si è riacceso il ricordo.
il noè, questo il nome, ha un’etichetta molto bella, ma purtroppo arrivati alle cinque del pomeriggio l’unica bottiglia giornaliera era finita. sì, perché ce ne è poco poco e allora il limite di stappo autoimposto in fiera era di una bottiglia al giorno.
tuttavia.
una bottiglia con tappo non eccezionale stava sotto il bancone. e così, tralasciando qualche evidente inciampo di naso, mi sono rifatto godendo di una bocca notevolissima. sul resto, se ne trovo un’altra buta, mi riesprimerò.
[sì, ne cerco un’altra buta].

IMG_1785

TENUTA GRILLO
il terzo merlot buono del vinitaly è il tornasole 2005, che sono andato apposta ad assaggiare per via di quel 2004 che bevvi e quasi masticai anni fa ad agazzano e perché guido zampaglione non sembra più volerne sapere di merlot.
a guido vorrei dire di ascoltare sua moglie, igiea, e di insistere. ché di merlot che abbiano carattere abbiamo tutti bisogno.
davvero molto buono anche il baccabianca 2009.

IMG_1805

ISOLE E OLENA.
passando di corsa per gli stand, tra un saluto e una stretta di mano, l’ultimo vino della giornata è lo chardonnay collezione de marchi 2014. avercene.

la cosa più buona che ho assaggiato in due giorni e mezzo?
a bardolino, questa:

P_20160409_204054_001

[cogliere una mela rossa, croccante, matura, succosa. azzannarla].

Advertisements