non ho mai tifato per michael jordan.
non ho difficoltà a riconoscere che è stato il più grande. io lo detestavo. [usando le sue stesse scarpe].
perché gli veniva tutto facile. perché segnava canestri decisivi. perché era, quando voleva, immarcabile. perché faceva 38 punti in una finale nba con la febbre a 38. perché emerite pippe [no pippen] quando entravano nel sistema di gioco dei suoi bulls diventavano almeno buoni giocatori.
lo detestavo perché poteva tutto.
perché era dio e tutti gli altri, me compreso, eravamo miseri mortali.
tra i miei giocatori preferiti al tempo c’erano i soliti magic e bird, ma sopratutto kurt rambis, clyde drexler, hakeem olajuwon. [e oscar schmidt e marco bonamico. e arvidas chettelodicoaffare sabonis].
olajuwon perché aveva un piede perno da ballerino della scala, drexler perché aveva anche il tutù, rambis perché non aveva paura di nessuno nonostante gli occhiali.
finita quell’epoca non seguii molto basket nba. unico momento bello che ricordo fu quando nella lega arrivò tim duncan, con quelle mani e con quelle gambe. a vederlo muoversi, con e senza palla, c’era da gridare al miracolo.
oggi gioca gente molto più grossa e forte fisicamente di quando ero ragazzo, ma molto meno brava tecnicamente. non è un rimpianto da anziani artritici, è una constatazione.
il talento è stato soppiantato dalla forza [eccezioni rarissime, come kyrie irving o stephen curry, che oltre alla precisione al tiro ha doti di trattamento di palla mai viste]: è la stessa cosa che è successa nel tennis, nel calcio, in quasi tutti gli sport. solo che nella pallacanestro la tecnica è fondamentale. molti allenatori lo dimenticano e allenano giocatori verticali, come li chiamava peterson. eppure lo stesso kobe bryant diceva che se non avesse iniziato a giocare a basket in italia non sarebbe diventato altrettanto forte.
la pallacanestro è diventata uno sport forse più eccitante di ventanni fa, ma sicuramente meno bello. per cui in nba non tifo per nessuno, al massimo simpatizzo. e mi piacciono le squadre più dei giocatori: san antonio, golden state, atlanta. ma pure memphis, a modo suo. squadre che santificano il gioco che amo, con allenatori capaci e giocatori intelligenti.
stanotte spero che ad avere la peggio sia cleveland, che ha un allenatore formidabile e maglie bellissime ma in cui giocano inguardabili camminatori come kendrick antibasket perkins e al capone smith insieme a gente priva di senso estetico come panettone shumpert.
né tiferò mai per lebron james, comunque vada a finire stanotte.
il suo gioco è per il 40% talento, per il 40% pugilato e per il 20% infrazione.
fortissimo, immenso, incarna la pallacanestro dei campetti giocata da un adulto in mezzo ai ragazzini.
nell’ultima partita di finale ha fatto 40 punti, prendendo 14 rimbalzi e distribuendo 11 assist. un mostro.
però non si contano i passi, i cambi di piede perno, il doppio arresto palla in mano, le volte in cui si fa largo a spallate [per chi non lo sapesse: si chiama sfondamento ed è un fallo].
se in nba gli arbitri fossero almeno del livello che hanno qui quelli della promozione maschile sarebbe arrivato al massimo a 30 punti e la sua squadra avrebbe perso di almeno venti. purtroppo, invece, gli arbitri nba sono i peggiori del mondo per cui tutto è possibile. e se stanotte [e poi alla settima e decisiva partita] dovessero vincere le forze del male, dovrò arrendermi all’evidenza e ritenere la mia giovinezza definitivamente sepolta.

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