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non è che io abbia proprio scelto di trascorrere il compleanno a piacenza. gli eventi e una programmazione fieristica che non teneva in conto le mie esigenze [oltre all’inopinata concomitanza del carnevale, alla vicinanza geografica di monti grondanti neve, alle cavallette e alla tremenda inondazione che] mi hanno fatto salire in auto sotto una lieve pioggia in direzione piacenza expo, accompagnato dal buon flavio.
viaggio tranquillo, poco traffico, arrivo in relax. un pizzico di nostalgia per l’edizione ad agazzano, nel 2011, ripensando a chi c’era allora [i formaggi di capra di patrizia vanelli, il dolcetto di nicoletta bocca, il trebbiano di emidio pepe], e poi si entra.

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sono passato, un po’ per golosità, un po’ per verifica, sia da casa caterina che da ca’del vent.
dal secondo solo conferme, rispetto a due settimane fa. aurelio del bono, invece, aveva portato tanta roba nuova, come d’abitudine. in particolare un bdb 1989 che mi ha fatto rivedere, per l’ennesima volta, la classifica dei suoi vini che preferisco. 24 anni sui lieviti [dal 1990 alla sboccatura dell’anno scorso] per uno chardonnay fresco, maturo, composto eppure dinamico, buonissimo.

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dopo le bolle si passa a daniele ricci. ho assaggiato molte volte i suoi vini, seguendone l’evoluzione in bottiglia nel tempo. lui sa che a me piacciono sopratutto i suoi bianchi di timorasso e anche questa volta ai rossi non sono arrivato [per raggiunto limite di saturazione alcolica. ché almeno l’elso 2009, una croatina in purezza, avrei proprio voluto assaggiarlo]. il terre del timorasso 2011, bevuto alla cieca sia a giugno che a gennaio scorso, si conferma come vino di alto profilo, in continuo miglioramente. è un timorasso “base”, visto che le selezioni finiscono nei san leto [etichetta verde o, in caso di uve surmature vinificate secche, blu], che conferma elevati standard qualitativi ogni anno. ottimo il san leto etichetta blu 2006, che ho ritrovato con piacere, il mio preferito è stato il san leto blu, 2004. da fare assaggiare a chi dice che i bianchi invecchiano male e da fare riassaggiare a chi era rimasto perplesso quando uscì, qualche anno fa. cito, infine, il suo macerato: giallo di costa 2010. è un timorasso che sta novanta giorni sulle bucce mantenendo, però, coerenza con il vitigno e finezza di gusto. un vino più rigoroso rispetto al suo predecessore, annata 2009, ma anche più sottile, più delicato. io resto 2009ista.

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da nebbiolista convinto in valtellina il mio gusto personale mi fa sempre oscillare tra ar.pe.pe. e ar.pe.pe.
a volte incontro qualche vignaiolo interessante, anche molto bravo, ma confesso che faccio fatica. i piccoli produttori spesso non sono qualitativamente costanti nel tempo, i grandi di solito non mi piacciono, ar.pe.pe. mi piace sempre molto. il sassella riserva rocce rosse 2002, in commercio già da tempo, è ancora più buono di quando lo avevo assaggiato le prime volte. ha le caratteristiche migliori del nebbiolo di montagna: profumi di arancia rossa e di tamarindo, una nota di radici, qualcosa di balsamico e una mineralità che in bocca diventa sapida. freschezza in abbondanza, posso berlo oggi, vorrei berlo fra vent’anni. più pronto sicuramente l’inferno fiamme antiche 2010, bevuto da magnum. ha un corpo meno snello del cugino, ovvio, ma è solo questione di tipologia e di gusti. da attendere con fiducia, per via del tannino ancora molto presente, l’altra riserva sassella, stella retica 2010, mentre si aspettano novità sul fronte del grumello.
il lazio non è terra di vini memorabili, con le dovute eccezioni di qualche cesanese e di alcuni vini da vitigni internazionali. ma ci sono anche vignaioli come andrea occhipinti, che fanno un lavoro di valorizzazione di varietà autoctone. nel suo caso aleatico rosso e grechetto rosso. con il primo non produce solo l’ottimo alea viva, ma anche una vendemmia tardiva di stampo tradizionale [montemaggiore 2007] e una sorta di vin santo di gradoli [lancerio 2006], affinato alla toscana in piccoli caratelli. è un vino che contrappone l’ossidazione alla morbidezza dei tannini, il poco residuo zuccherino alla freschezza, riuscendo davvero molto equilibrato.

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proseguendo con i vini dolci, siamo passati ai sauternes di pascaud villefranche, a base di semillon e prodotti con il minimo dei solfiti imposti dalla legislazione francese [e non col massimo: orrore!]. un po’ di antibatterico, con tutte quelle muffe, ci sta, ma stiamo comunque parlando di valori intorno ai 30 grammi/litro. pascaud riesce nell’intento di fare dei sauternes che sono buoni e pure stabili. unico neo: costano troppo poco.
i prosecchi di zago, invece, non fanno per me. sono estremamente eleganti e fini, fin troppo fini: per me la glera è glera, non pinot nero, ma non tutti i gusti sanno di menta, come si dice da queste parti. il migliore è il brut 2013: secco, buono, non particolarmente lungo al gusto, ma vabbeh. producono anche delle ottime birre. la integrale a bassa fermentazione [5,5 gradi] è molto bene fatta, leggera, beverina e dissetante, con corpo lieve e notevole lunghezza gustativa. la original HY cuvée 2015 ad alta fermentazione con rifermentazione in bottiglia è una grandissima birra, senza dubbi o esitazioni. tostata, profumata di frutta sia secca che tropicale, sapida, con un bel corpo che la rende pastosa ma mai noiosa, estremamente persistente al gusto.
caiarossa è un’azienda toscana della provincia di pisa che produce ottimi rossi, prevalentemente da vitigni internazionali, il pergolaia e il caiarossa. a me piace sempre molto la loro vendemmia tardiva, l’oro di caiarossa [2010], da uve petit manseng botritizzate. una lieve nota affumicata e di liquirizia al naso, poi dattero e albicocca disidratata. di dolcezza dosata, fresco, estremamente persistente.
una novità è il rosato di podere il palazzino. dissetante e sapido, sicuramente semplice, buono e da consumare in quantità smodata. ho apprezzato il loro sangiovese 2013 la casina girasole, un vino di acidità spiccata, ottimo da pasto, davvero molto ben fatto: non per niente lo firma edoardo sderci. poi, prima delle cannonate del grosso sanese 2009, il chianti classico argenina 2011. in bottiglia da solo sei giorni, non può che migliorare. provando a guardarlo in prospettiva, è uno dei migliori argenina che abbia bevuto.

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la mia sorpresa della giornata è tunia, un’azienda agricola toscana molto giovane, gestita da due ragazze brave e sorridenti [vivaddìo! alle degustazioni se non si conosce si vada sempre ai banchi dove i produttori sorridono]. tunia è iscritta anche a vinnatur. quando dicevo, un paio di settimane fa, che non basta dirsi naturali ma bisogna sapere fare il vino buono, pensavo a un’azienda come questa: vini puliti, precisi, buoni al naso e buoni in bocca. certo, devo riassaggiare il chiarofiore 2012, il loro bianco, perché mi ha un po’ disorientato [macerato di trebbiano (80%) e vermentino (20%) con vendemmia in quattro tempi: una anticipata, una in maturità, e così via. ad ogni quarto di vendemmia l’uva viene vinificata e lasciata sulle fecce. il vino viene assemblato con quello delle altre tre vendemmie solo al momento di andare in bottiglia]. i rossi mi sono molto piaciuti, sia i sangiovese [chiassobuio 2009 e 2010], sia il cabernet sauvignon [il cantomoro 2009 e, in magnum, il cantomoro oro 2009]. alla faccia dei terroirismi, spero proprio che non espiantino mai le vigne di cabernet.

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di rocco di carpeneto, azienda dell’alessandrino, avevo sentito parlare. guarda caso, sorridono anche loro. fanno dolcetto di ovada e barbera del monferrato. ho apprezzato sopratutto il losna 2013 [ovada docg] e la acidissima barbera rapp 2012.

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a testimoniare il livello qualitativo raggiunto da molti vignaioli presenti, domenica tra i banchi si aggirava in visita anche il produttore dei più grandi bianchi italiani, accompagnato dall’immancabile e ineffabile e inconfondibile suo fido sodale.
ottimi i prodotti gastronomici in vendita e in assaggio, tra tajarin piemontesi, formaggio montebore, caciocavallo podolico, insaccati di maialino nero, ciccioli piacentini, confetture dell’etna.
cito le conserve liguri di marco ferrari di la baita & galleano [e mi scuso: le foto che gli ho scattato sono venute malissimo], che sta a borghetto d’arroscia, in provincia di imperia.  fa da anni conserve, pesto, olive, giardiniere di qualità eccezionale. ho provato una crema di carote e zenzero perché le carote mi piacciono solo crude e intere e mi sono dovuto ricredere. ho provato la crema di peperoni gialli e ho dovuto portarmene a casa un barattolo.
c’era daniele marziali che ha finalmente curato la mia astinenza da suoi biscotti, in particolare i mandorlati di farro, che mi mancavano tanto. daniele crea biscotti che nascono dalla sua terra, la romagna, con ingredienti naturali e ricette fantasiose, personali. da provare la ciambella romagnola inzuppata nel vino rosso e il bustreng, dolce povero della tradizione, rivisitato nella versione con sangiovese.

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poi, siccome era il mio compleanno e cerco di volermi bene, mi sono fatto un regalo.
e i biscotti? la crema di peperoni? i ciccioli? le bottiglie? che c’entra, quelli sono beni di prima necessità. il regalo è un altro.
a piacenza c’era anche sandro sangiorgi, a guidare una degustazione e a presentare il fumetto gli ignoranti, edito da porthos. è la storia di un vignaiolo e di un fumettista, ognuno ignorante del mondo dell’altro, che decidono di insegnarsi cose. visto che al banco di porthos c’era anche la nuova edizione dell’invenzione della gioia, libro che volevo leggere da tempo, ho fatto come quei ragazzini che al campo di allenamento vanno a farsi fare l’autografo da boniek. e mi sono fatto dedicare la mia copia da sangiorgi.
[il calcio resta uno sport minore. meglio la letteratura].

[tornando, una notizia brutta e inattesa. ho pensato, e lo capisco solo io: signour mej, te rengrazje: senz’magne’ me send sazje].

http://www.sorgentedelvino.it/

http://www.arpepe.com/

http://www.occhipintiagricola.it/

http://www.zagoagricola.it/

http://zago.it/it/birra/hy0.php

http://www.podereilpalazzino.it/

http://www.tunia.it/

http://roccodicarpeneto.it/

di marco ferrari c’è solo una e-mail: labaitaegalleano@gmail.com

http://www.porthos.it/

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