archiviato un natale dalla mandibola impegnata [ma con il girovita incredibilmente stabile], l’anno è pressoché finito. come è andato?
i bilanci si fanno sul letto di morte. o a marzo [battutona]. mi limito alle ultime settimane.
qualche buona notizia, qualche notizia brutta, gente allegra, persone nervose, persone belle, qualche inevitabile stronzo, fatiche, momenti belli, nuove masturbazioni mentali, conoscenze, rapporti che cambiano in bene, amicizie che andrebbero coltivate di più e meglio. regali.
tra quelli che non mi sono fatto c’è il poster di chillida per i mondiali di calcio ’82 o quel bollinger la grand année 1997 a sole novantacinque cucuzze. [un affare].
di questi giorni terminali dell’anno ricorderò il ritorno, emozionante ed emozionale, alla fondazione maeght. e ricorderò il vino scelto da mio suocero per il pranzo di natale.
annata 2000, nebbiolo.
prima di sposarmi non bevevo. i miei genitori non mettevano a tavola vino se non nelle ricorrenze o in qualche domenica [la cosa è da infanzia infelice, ma può permettere, oggi, la scoperta di un barolo bussia vigna cicala di aldo conterno dimenticato in cantina. millesimo 1964]. ho cominciato a bere vino con la barbera, il dolcetto e, sopratutto, il nebbiolo di marchisio, contadino in santo stefano roero dal quale mio suocero comprava e imbottigliava.
il 2000, in bottiglia dall’anno successivo e bevuto pochi giorni fa, con il buon marchisio ormai morto da tempo, mi ha ricordato tante cose fatte e bevute in questi quattordici anni.
mettendo da parte inutili sentimentalismi, sono convinto che la curiosità di approfondire sia nata in me proprio dal gusto del suo nebbiolo. che era buono allora ed è buono, indiscutibilmente, oggi.
buono, come l’anno che verrà.

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