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in un fine settimana, quello del 13 e 14 dicembre, fitto di incontri e degustazioni in giro per la penisola [cito critical wine a livorno, gli estremi del vino a darfo boario terme, vignaioli naturali a roma], anche sotto la mole qualcosa si è mosso. al molo di lilith marco arturi organizzava “senza etichetta”, una due giorni di e con enodissidenti, come li chiama lui. un appuntamento intimo, con pochi produttori, ricco di spunti di riflessione.
purtroppo [?!] domenica mi toccava il tradizionale fritto misto di natale e mi sono perso fausto de andreis di rocche del gatto, che produce alcuni tra i bianchi di liguria che più amo e che a torino è stato solo domenica. chi era a enodissidenze a maggio del 2013 non ha dimenticato le verticali di pigato e vermentino che era possibile fare al suo banco.
per dire di chi c’era sabato, la novità per me è stata crealto, piccola azienda dell’alessandrino condotta da due giovani liguri molto appassionati e, da quanto ho assaggiato, molto capaci. i vini presentati, pur non essendo i top della loro produzione, sono molto bene fatti e trasmettono una vitalità coinvolgente. mi ha colpito il marcaleone, con tannini meno ruvidi di quelli che mi aspetto dal grignolino e un’acidità che promette una felice evoluzione nel tempo. molto buono il pionda 2011, nebbiolo centrato sul frutto piuttosto che sulla finezza: è l’eccezione che conferma la regola, per un’uva che in quelle zone raramente dà buoni risultati.
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c’era andrea tirelli. in attesa di vedere come sarà la sua prima annata di timorasso [il 2013, in divenire], ho avuto la conferma del suo nibirù (2009), interpretazione territoriale e fuori canone del vitigno dolcetto, e la sorpresa di un bellissimo cortese macerato, il muntà. dopo la svinatura andrea ha diviso il vino in due botti di cemento, una delle quali scolma. l’ossidazione indotta in quest’ultima, bilanciata mescolando il contenuto delle due botti, resta lieve e godibile. equilibrato già ora, tra freschezza e corpo e sapidità, mi aspetto che migliori in bottiglia.
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c’era giovanni canonica. mi metto fuori dal coro degli entusiasti, apprezzo il suo rigore senza essere un grande estimatore dei suoi vini. mi è piaciuto il nebbiolo 2013 e ho trovato interessante il barolo 1998 [anno di nascita della figlia, vino mai messo in commercio. mi piace pensare che lo abbia fatto per non dare valore economico a una felicità così grande], talmente fresco da poterlo dire acido. un vino eterno e vivo, che monda la bocca facendola vibrare, e tuttavia molto lontano dalla mia idea di barolo. mi piace lui, giovanni, con il suo sorriso sereno e con la pazienza che mostra quando deve rispondere alle domande cretine che si sente porre da dietro il banco.
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c’erano i vini di enrico druetto e c’erano i vini di tommaso gallina. due bottiglie per uno e una quinta realizzata insieme: il quatman. chi non è piemontese potrebbe pensare al nome di un supereroe della marvel [anzi, della dc comics]. più prosaicamente, significa che è fatto a quattro mani. è un rosato da uve barbera, color buccia di cipolla, freschissimo e dalla grande bevibilità. mi ha ricordato [ma non era così acido, per carità] una base spumante. nera come le more di gelso, invece, la barbera morej 2011 di druetto, densa e polposa anche in bocca.
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c’era marino colleoni. trascuro di dire degli assaggi, da campioni di botte, dei suoi futuri brunelli [podere sante marie]. per quanto mi sia sforzato non sono riuscito ad immaginare cosa sarà di quel 2013 o di quel 2011, che strada imboccheranno. per ora sospendo il giudizio. mi è piaciuta sicuramente la sua ansonica, da un vecchio vitigno bianco delle isole. mi ha intorbidito il bicchiere e purificato le papille.
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c’era alessandro dettori. parto prevenuto perché i suoi vini mi piacciono a prescindere, riflettono nel bene e nel male sia l’annata che la personalità di chi li fa. così come mi piace il suo modo di parlare senza peli sulla lingua e senza compromessi. non è necessario essere sempre d’accordo con una persona per apprezzarne lo spirito. il dettori bianco [vermentino] 2013 è stato il mio vino della giornata. per intensità, complessità, beva, capacità di riempire la bocca e di lasciarla felice. ecco, sì: felice.
cito dicendoli buonissimi senza approfondire, ché non so cosa potrei dire di nuovo su di loro, il moscadeddu [dolce e salato. è una mia passione: grazie, sandro n.] e i tre rossi: tenores [2010, da uva cannonau], dettori [da uva cannonau] e ottomarzo [da uva pascale].
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per ultimo non ultimo, c’era ezio cerruti, con le sue bottiglie di moscato passito [il sol], con il sorriso pronto, con la sciarpa da aramis intorno al collo, con la bustina del tabacco sul tavolo. un vino dolce è perfetto per concludere una serie di assaggi e il sol 2009 è pure buonissimo. come sempre è, perché è dolce ma non è stucchevole, perché è percorso dalla freschezza, perché ha il dono della persistenza.
quest’ultima, se la chiamo tenacia, la riconosco a marco arturi.

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http://www.molodililith.it/
http://www.crealto.it/homepage-crealto-azienda-vitivinicola-agriturismo/homepage.htm
http://www.tirellivini.it/
http://www.agriturismoilquartostato.it/
http://www.enricodruetto-vini.it/vini/
tommaso gallina non ha un sito, la sua azienda agricola si chiama fato e sta nel comune di castelletto merli (al)
http://www.colleonimarino.it/
http://www.tenutedettori.it/
anche ezio cerruti non ha un sito. sta a castiglione tinella e per capire perché non berremo il sol 2014 basta guardare questo breve video https://www.youtube.com/watch?v=BZljbc2Ks_w

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