a me non va mai bene niente, si sa. preferirei si dicesse che ho spirito critico, ma la verità è che a me non va mai bene niente.

al palazzo delle arti di napoli [PAN] è in corso una mostra dedicata ad andy warhol. si intitola vetrine e, nelle intenzioni del suo curatore, dovrebbe esplorare le interazioni tra l’arte di warhol e il mondo economico e commerciale.
dette intenzioni si possono leggere esposte su di un piccolo foglio bianco attaccato al muro bianco della prima stanza dell’esposizione. insieme alla citazione della lieson imaginaire che legherebbe napoli e new york [lucio amelio dixit, senza qui essere citato dal firmatario del pezzo, il curatore medesimo]. su di un altro foglio bianco firmato da un assessore del comune di napoli, invece, la liaison ha la grafia che le compete.
chi è il curatore?
è achille bonito oliva, che un tempo qualcuno soprannominò achille bollito vivo.
di lui, prima di questa mostra, ricordavo le apparizioni in una antica trasmissione di arbore renzo e la presenza a varie fiere di arte contemporanea in compagnia di gnocche stratosferiche.
di lui, parlando di questa mostra, posso dire che:
– ha esposto, su quel foglietto, un breve e verboso scritto per dichiarare il fine della mostra, salvo poi dimenticarselo organizzandola;
– non ha previsto un percorso espositivo chiaro. provare per credere;
– non ha previsto una sequenza ordinata e/o logica delle varie stanze;
– ha firmato un catalogo della mostra pieno di riproduzioni di opere che nella mostra non ci sono;
– ha messo insieme opere che non hanno nessuna attinenza con l’intento dichiarato. ad esempio: il trittico delle pagine del mattino di napoli sul terremoto in irpinia. oppure una serie di vulcani [alcuni, peraltro, bellissimi]. ma anche i filmati privati di warhol a cena in una trattoria napoletana o in aereo con amici;
– si è dimenticato di segnalare l’ubicazione dei cessi. per sapere dove trovare il bagno, onde evitare [o trovare] la morte per soffocamento da scheggia impazzita di confetto saila alla cannella, è necessario chiedere al personale: nessun cartello, sta dietro ad un’anonima porta verniciata, ovvio, di bianco;
– ha riempito gli spazi tra un’opera e l’altra di citazioni di warhol, la maggior parte delle quali solo in italiano. lo stesso dicasi per i minicartelli esplicativodidattici, sulle cui frammentarietà e scarsa utilità preferisco non dilungarmi. tutto questo in barba al fatto che napoli è una città turistica.

certo, per amore di verità dirò che il comune di napoli, probabilmente senza essersi chiesto il perché del titolo vetrine dato alla mostra, ha creduto che la suddetta fosse dedicata, invece, al rapporto tra warhol e la città.
mi chiedo, tuttavia, come abbia potuto mettere in relazione, ad esempio, i ritratti della signora monroe con napoli.
quesito che resterà senza risposta.

visitata la mostra e dopo avere pensato tutto il male possibile del bollito [per me probabilmente il peggior critico d’arte contemporaneo, tra quelli famosi], sono comunque andato al bookstore per comperare il poster, che è bello.
risposta della gentile addetta, con accento partenopeo e sorriso smagliante [e gran bella presenza]:
“mi dispiace, ma non sono arrivati proprio”.

[la frase che qui riporto, una delle poche in versione bilingue, è per me fonte di riflessioni ininterrotte sull’essere e sull’apparire. preciso che per scattare la foto ho chiesto preventivo permesso ai guardiani].

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