è un peccato che il mercato dei vignaioli indipendenti sia concomitante a la terra trema. il primo a piacenza, la seconda a milano. un peccato perché, se tieni famiglia, tocca scegliere e io, alla fine, ho scelto piacenza.
[con il rammarico di non avere potuto incontrare daniele marziali e suicidarmi a forza di bustreng al sangiovese].
il mercato fivi è una delle fiere più belle e piacevoli cui partecipare. ed è una buona occasione per fare almeno tre cose.
la prima è, appunto, andare al mercato. come quando vai a comperare pomodori e zucchine. con la differenza che qui comperi vino, che chi è dietro al banco è sempre il produttore, che [sopratutto] prima di comperare puoi assaggiare. è quello che si fa andando per cantine il sabato mattina. qui però le cantine, miracolosamente, vengono al consumatore invece che viceversa e sono tutte insieme. per un consumatore piemontese trovarsi a piacenza a parlare con un produttore abruzzese non è cosa da poco.
la seconda è la scoperta. un mercato organizzato in autonomia da una federazione di vignaioli ti permette di scoprire piccole realtà o realtà semplicemente lontane geograficamente, di scoprire vini nuovi o uve autoctone o interpretazioni orginali di un vitigno noto.
la terza è contribuire, economicamente e fattivamente, sia comprando il vino che viene venduto [a un prezzo simbolicamente ribassato rispetto a quello che si sconta di norma in enoteca: il famoso sconto-cantina] che pagando il biglietto di ingresso alla manifestazione. beh, confesso, io il biglietto non l’ho pagato. ho cercato di farmi perdonare spendendo euri qua e là, tra cibo e olio e vino e gadget della federazione. prendendo anche contatti con produttori da andare a trovare e da cui comperare in quantità smodata.
quello che, imho, ancora non funziona bene in questa manifestazione è il modo con cui è organizzata.
è molto difficile orientarsi nel grande capannone. come l’anno scorso le postazioni sono state estratte a sorte, ma se nella guida distribuita allora si ritrovava una suddivisione per regioni che consentiva di organizzare un percorso di assaggi sensato e razionale, in quella del 2013 non vi è che una indicazione in ordine alfabetico. in più le tabelle che segnalavano i nomi delle cantine sui banchi d’assaggio erano prive del numero progressivo con le quale erano segnalate sulla cartina capannonografica.
mancava anche qualche produttore che, invece, c’era. saracco, che ho assaggiato, lo giuro, sulla guida non era riportato. altri erano indicati in modo difficile da individuare: se, per buona norma, si era deciso di eliminare i vari azienda agricola o azienda vinicola, altrettanto saggio sarebbe stato mettere i fratelli bucci sotto la b invece che sotto la f, le piane sotto la p invece che sotto la l, kobler sotto la k invece che sotto la w di weinhof, e così via.
ma tant’è, sono dettagli, tutto è migliorabile. l’importante è andare oltre.

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e ora due parole sui vini che mi sono piaciuti.
in ordine alfabetico di guida.
tante cose buone, tante sorprese, un unico produttore imbarazzante [per il suo prodotto] che non citerò.
‘a vita, dalla calabria, fa da pochissimi anni dei vini già molto buoni. tutti rossi, cento per cento gaglioppo, colpiscono per la potenza dei tannini, per la freschezza in bocca e per la sapidità. per la finezza possono fare pensare a dei nebbioli di mare, se mi si passa il paragone blasfemo. nota di merito, anche per il prezzo, alla riserva 2008, primo anno di produzione dell’azienda: e infatti quando sono passato di lì era esaurita.
armosa, dalla sicilia, vinifica un nero d’avola per me nuovo, che grazie alla coltivazione su terreni sabbiosi e prossimi al mare, sostituisce sentori intensi di cappero e di origano a quelli classici di frutta rossa. sono vini che possono piacere o no, allontanandosi da quello che normalmente ci si aspetta dal nero. ma vale la pena provarli.
elisabetta dalzocchio, dal trentino, presenta e produce un unico vino, qui c’era l’annata 2009. un pinot nero di bell’equilibrio e ottima speziatura, che fonde molto bene uno stile che può ricordare certi pinot francesi con le caratteristiche che quest’uva assume in italia.
le piane, dal piemonte, ha portato tutta la produzione: il piane, la maggiorina, il mimmo e il boca. quest’ultimo con un’interessante verticale dal 2006 al 2009. quattro vini diversissimi che marcano le qualità del territorio e che rispondono alle annate. ottimo il 2007, perfetto da bere già oggi, buonissimo il 2009, gevrechambertinico il 2008.
luigi maffini, dalla campania, con il suo fiano, nelle declinazioni in acciaio (kratos) e in legno (pietraincatenata). quest’ultimo, di notevoli finezza e complessità.
novaia, dal veneto, da segnalare per un ottimo [e “agreste”] ripasso, oltre che per un amarone bene fatto, di stampo tradizionale e dal prezzo, per la tipologia, contenuto.
leonildo pieropan, sempre dal veneto, è un signore sorridente che ha quella sicurezza tranquilla che è dei grandi produttori. i suoi soave sono da sempre un esempio per tutta la categoria. quest’anno il mio preferito è il la rocca.
tenute dettori, dalla sardegna, è uno di quei produttori che bisogna conoscere, anche per dire no grazie, ci mancherebbe. bianchi o rossi, i suoi sono vini che ti obbligano a prendere una posizione, vini che vengono da un altro tempo, completamente diversi da quelli che ci si può aspettare, oggi,  da uve vermentino e cannonau. a me piacciono tutti, ognuno per motivi diversi, e pure parecchio. ma voglio nominare solo due “minori”, frutto di assemblaggi da uve diverse: i due renosu, il bianco e il rosso, di grandissima bevibilità. 
walter massa, dal piemonte, è ormai un personaggio, quasi una star. se lo avete sentito parlare una volta non ve lo dimenticate più. e se oggi qualcuno beve vini da uve timorasso, bianco tra i più grandi d’italia, fuori dal piemonte buona parte del merito è suo. il montecitorio 2010 è già grande oggi, diventerà grandissimo nel tempo. lacrimuccia d’obbligo per lo sterpi 2007 bevuto da magnum: al naso pietra focaia, idrocarburi, zenzero, zafferano, madonne e giesùbbambini in grande assortimento. e in bocca non finisce più. ad averne.
armin kobler, dall’alto adige. i vini di armin e monica sono puliti, nitidi, di grande qualità, sempre piacevoli al gusto, tutti monovitigno e aderenti alle caratteristiche delle uve. mi piacciono in particolare i loro bianchi e a uno chardonnay di bella eleganza questa volta ho preferito un pinot grigio di sostanza e viva personalità.

http://www.fivi.it/
http://www.mercatodeivini.it/
http://avitavini.blogspot.it/
http://www.armosa.it/
http://www.dalzocchio.it/
http://bocapiane.com/
http://www.maffini-vini.com/
http://www.novaia.it/
http://www.pieropan.it/it/
http://www.tenutedettori.it/
http://www.kobler-margreid.com/

P.S.
walter massa non ha un sito. ma è facile da trovare.

e, off topic:

http://www.ilpiccoloforno.com/Benvenuto.html

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