marco de bartoli ci ha lasciati quasi due anni fa, nel 2011. da quello che so e che ho letto di lui nasce il rimpianto di non avere avuto occasione di incontrarlo di persona. d’altra parte al suo lavoro mi sono avvicinato solo recentemente. perché? perché negli anni mi sono lasciato suggestionare dal marsala di produttori ben più celebrati e sponsorizzati di lui, convinto che quello fosse il paradigma. e invece no. la generalizzazione è spesso un errore grave nel quale è facile cascare. avevo sempre pensato al marsala come ad un vino interessante più che altro per la cultura e per la storia che contiene. e per qualche divertente abbinamento gastronomico.
poi mi capitò di assaggiare il vigna la miccia, il più giovane dei marsala di de bartoli, e capii quanto ero stato stupido.
seguirono la riserva 10 anni, le riserve millesimate, il vecchio samperi (sia il ventennale che il monumentale trentennale). vini che spiegano con i fatti e con educazione la grandezza del marsala e della terra in cui nasce.
ma qui non parlo di marsala, bensì di uno dei pochi rossi prodotti da de bartoli: il rosso di marco (i.g.t. sicilia).
viene da una piccola vigna con terreno calcareo-sabbioso, piantata nel 1987 con viti di syrah e di merlot. un rosso anomalo sia per la composizione delle uve (un vitigno tradizionale del rodano e l’altro bordolese) che per la filosofia aziendale, votata all’esaltazione del territorio siciliano. le rese sono molto basse, intorno ai 40 hl per ettaro. dopo la vinificazione in acciaio, ovviamente separata per le due uve, e l’assemblaggio, il vino trascorre due anni in barrique di rovere prima di essere messo in bottiglia, dove riposa altri sei mesi.
il mio primo rosso di marco fu un 2008. lo ricordo per il colore rubino particolarmente brillante, per il frutto cristallino, per i tannini setosi, per la complessità e l’eleganza dei profumi, per l’equilibrio del gusto. una vera sorpresa.
il 2007, bevuto qualche sera fa, è tutto diverso.
[occorre prestare attenzione nel versarlo: il vino non è filtrato, lascia un consistente residuo].
già nel colore, sempre rubino ma molto più concentrato e scuro. nel bicchiere si apre lentamente, con il frutto che si staglia sempre nettissimo al naso. ma la ciliegia fresca del 2008 è stata qui messa sotto spirito, con l’aggiunta di qualche mirtillo. complessità notevole: oltre alla frutta, radice di liquirizia, anice, tabacco, caffè, cuoio, pepe rosa.
in bocca la massa si concentra al centro del palato, con grande compattezza ma senza che la componente acida riesca a percorrerne pienamente la solida struttura. ne risente, lievemente, l’equilibrio complessivo. i tannini sono maturi, anche se più ruvidi di quelli che ricordavo.
la persistenza è buona, anche se non eccezionale, con l’impronta del merlot che è inconfondibile.

il 2008 è un ricordo bellissimo. il 2007 è di certo buono: dovessi dargli un punteggio in centesimi starebbe intorno agli ottantacinque punti.
dopo il phineas, un altro vino la cui produzione è cessata.
sì: la vigna è stata espiantata l’anno scorso, le viti di syrah e di merlot sono state sostituite da quelle di grillo.
ma per festeggiare un compleanno, per ripensare a un passato che non tornerà, cosa c’è di meglio?

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