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probabilmente il momento migliore della mia giornata è quell’ora scarsa che sta tra le otto meno un quarto e le nove meno un quarto del mattino.
quando tutti sono usciti e io me ne sto, solo, in bagno.
quello è il momento nel quale, tra un’abluzione e una rasata di guancia, leggo con maggiore concentrazione e piacere.
è ovvio: non è tanto per la possibilità di leggere senza essere interrotto, ma sopratutto per questo tempo che ricevo in dono. per me solo, ogni mattina.
sta di fatto che lì, in cesso, di norma leggo.
[quando non ho maiali verdi da massacrare a colpi di uccello. e questa non è affatto una metafora sessuale].

l’ultimo libro che ho terminato in bagno è “i piaceri della cantina” di jay mcinerney, ed. bompiani, pp. 261, € 18,50.
jay mcinerney è un uomo che ha avuto la fortuna duplice di nascere bene e di essere dotato di talento letterario.
nel senso che potrebbe scrivere bene, se ne avesse voglia.
ma se qualcuno vi offrisse vagonate di quattrini per andare a bordeaux o sul rodano a bere vini che quasi tutti i malati di vino devono limitarsi a sbirciare sulle riviste specializzate come vecchi pornografi sbavanti, perché dovreste lavorare? perché dovreste impegnarvi a costruire frasi valide attorno ai concetti da esprimere? perché dovreste preoccuparvi di avere e mostrare una visione del mondo?
mcinerney è astrattamente bravo. lo si capisce da alcuni articoli qui riprodotti. e lo si sa, avendo letto alcuni dei suoi romanzi.
qui, semplicemente, non ha voglia.
[in generale di lui potrei dire, se fossi un critico letterario francese, che i suoi romanzi sono scritti, alternativamente, con profonda superficialità o con superficiale profondità. ma non sono francese, non sono un critico].
detto dell’autore, anche l’edizione italiana di questa sua non-fatica non è priva di difetti: agli errori di ortografia e di grafìa [un esempio valga per tutti: il sauternes è privato per ben due volte della sua sacrosanta s finale prima di vedersela restituita, al terzo tentativo. ma questo, la verità, potrebbe essere anche un problema di mcinerney. mi ha fatto venire in mente un noto professore di enologia che, in certe sue dispense, si ostinava a scrivere sautern] si aggiunge una traduzione sciatta [sentire descrivere un vino di poco pregio come “andante” e provare bruciore alle emorroidi è un tutt’uno]. e qualche domanda la pone anche il progetto in sé.
questa è una raccolta di articoli pubblicati dal nostro su una rivista americana nel corso di cinque anni. articoli che il risvolto di copertina dichiara, citando, essere stati scritti dal miglior scrittore di vini [del mondo? d’america? di ny? del suo condominio?].
i suoi giudizi sui vini sarebbero “attenti, pieni di aneddoti sfiziosi e impeccabili citazioni letterarie”.
ba-da-bum.
conosco, di persona o per frequentazione letteraria, scrittori o semplici appassionati che [di vino] scrivono molto meglio di mcinerney anche quando devono descrivere una bottiglia da cinque euro in scaffale. e conosco scrittori di vino che sono dotati di umorismo e di ironia, quando non anche di autoironia. mentre mcinerney, che ogni tanto qui si compiace di citarsi in terza persona, è ironico quanto pippo baudo. i suoi aneddoti sono quasi sempre la semplice citazione di una frase di un produttore o di un importatore o di un critico enogastronomico. sono veri aneddoti solo quando riguardano lui medesimo.
qualcosa di strano?
no, affatto: il vero malato di vino è un temibile narcisista. [il che spesso nasconde anche viscerali complessi di inferiorità, ma lasciamo perdere].
per cui qui dentro troverete un ricco americano di buona famiglia e buoni studi che, dopo una vita passata a riempirsi le nari di polveri bianche e a svuotarsi il sacco scrotale in modelle di ogni nazionalità, viene pagato per andare in giro per il mondo a bere bottiglie economicamente inavvicinabili dai più, descrivendole con aggettivi ripetitivi e stucchevoli.
[sì, sono invidioso. ma non per la polvere bianca].
troverete dichiarata la sua ammirazione per i critici che inventano complesse iperboli e metafore solo per il gusto di stroncare in maniera indimenticabile e definitiva i vini che recensiscono.
troverete dritte per fare i fenomeni con gli amici digiuni di haut-brion e riesling.
troverete veri e propri elenchi di vini e produttori inseriti negli articoli per consentire il rispetto del numero di cartelle previste. [“per allungare il brodino”, come diceva il buon marenco].
troverete, in un libro pubblicato in italia nel 2012, i prezzi delle bottiglie negli usa [o in francia] nel 2005 o prima.
non troverete, invece, un solo articolo sul nebbiolo.
nebbiolo che, investendo alternativamente la cifra richiesta per comperarvi questo libro, potrete acquistare in qualunque enoteca.
portatolo a casa, lo stapperete, ne verserete la giusta quantità in un calice adatto [adatto al nebbiolo, di corsa] e, quando la costata di manzo che avevate appoggiato sulla incandescente griglia sarà cotta [al sangue, mi raccomando], ve lo godrete, se non avete problemi con gli scalpitanti tannini, molto più di qualunque inutile acchiappastronzi.

“Se ci pensi troppo rischi di ucciderlo. Il cervello è l’assassino del piacere”.
M.C.
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